BIOETICA INTERCULTURALE

Autora: Laura Palazzani



ÍNDICE

1. LA BIOETICA E LE DIVERSE CULTURE

2. APPROCCIO GLOBALE

3. VERSO UNA BIOETICA INTERCULTURALE

4. BIOETICA: DIALOGO INTERCULTURALE E DIRITTI UMANI

5. BIBLIOGRAFIA E NOTE

 

1. LA BIOETICA E LE DIVERSE CULTURE

E’ noto che la bioetica, come termine e come disciplina, sia nata nell’ambito della cultura occidentale (negli anni 70 negli Stati Uniti): data e luogo di nascita coincidono con il periodo storico e l’area geografica che ha visto lo sviluppo delle c.d. “società tecnologicamente avanzate”, ove si è avvertita l’esigenza di una riflessione etica sui limiti di liceità delle nuove possibilità di manipolazione della vita. Eppure, con considerevole rapidità, la bioetica si è diffusa in ogni cultura: al punto che si può dire ogni cultura abbia una propria bioetica, come sapere e come prassi. Si inizia a delineare un nuovo ambito di studio denominato “bioetnoetica”: si tratta di quella parte della bioetica che si occupa delle questioni socio-sanitarie connesse alla diversità delle etnie e culture. 
Indubbiamente va riconosciuto che la riflessione e le problematiche bioetiche sono strettamente connesse alla cultura di appartenenza: ogni cultura ha colto ed interpretato a suo modo la rilevanza e il ruolo della bioetica in ambito teorico ed applicativo (1). È facile immaginare l’estrema varietà delle domande e delle risposte bioetiche nelle differenti culture: il diverso livello di sviluppo delle conoscenze scientifiche e delle applicazioni tecnologiche in biomedicina solleva questioni differenti e comunque stabilisce una diversa priorità nell’urgenza di soluzioni; l’eterogeneo contesto teorico e pratico delle molteplici culture (le credenze, le concezioni filosofico-religiose, i valori e i principi, le tradizioni, gli usi e i costumi), ma anche il peculiare modo di rapportarsi delle culture all’innovazione tecnoscientifica, oltre alla specificità del contesto politico-giuridico-sociale, costituiscono indubbiamente fattori di diversificazione. In questo senso diviene sempre più rilevante anche in bioetica il ruolo dell’etnografia, dell’etnologia e dell’antropologia culturale che, insieme ad altre discipline, si occupino di descrivere ed interpretare il contesto culturale in cui nascono e si sviluppano le diverse riflessioni e problematiche bioetiche. Si tratta di un approfondimento che si rende sempre più necessario ed urgente oggi non solo per soddisfare una esigenza conoscitiva (la conoscenza delle diverse bioetiche nelle diverse culture), ma per individuare percorsi teorici e strumenti operativi che consentano di trovare soluzioni condivise nella società attuale.

2. APPROCCIO GLOBALE

Quali sono gli ambiti di indagine della “bioetnoetica”? Si potrebbero delineare diversi livelli di analisi: le problematiche emergenti dalla convivenza delle diverse etnie nello stesso territorio (emerge in modo sempre più evidente che i destinatari delle cure e dell’applicazione delle recenti tecnologie scientifiche, ma anche i medici e gli operatori sanitari che le applicano, sono individui che, pur coabitando nella stessa realtà sociale, spesso hanno radici culturali diverse; diverse sono le concezioni della vita, della nascita, del dolore, della morte, della salute e della malattia); le problematiche emergenti nel rapporto tra le diverse culture geograficamente distanti. E’ facile rilevare come le soluzioni di problemi bioetici suscitati all’interno di una cultura spesso abbiano implicazioni, immediate o future, dirette o indirette, esterne rispetto alle specifiche condizioni storiche e sociali dalle quali sono nate (si pensi alle questioni biotecnologiche che proiettano la cultura in una dimensione addirittura planetaria o al progetto della mappatura del genoma umano che investe l’intera umanità). Ma soprattutto la bioetica si fa carico di un altro problema che sta divenendo sempre più urgente: la questione della cooperazione sanitaria tra Paesi avanzati e Paesi in via di sviluppo per garantire una equità della salute in una dimensione che esce dai localismi e considera la globalità. Si avverte in modo sempre crescente il pericolo che la bioetica si rivolga solo all’interno (ai problemi della propria cultura, del proprio gruppo politico) senza volgere lo sguardo all’esterno (ai problemi di altre culture, in particolare a quelle che sono in condizioni obiettive di svantaggio).

3. VERSO UNA BIOETICA INTERCULTURALE

Si potrebbero individuare alcune linee di tendenza principali nell’ambito della discussione attuale in bioetica di fronte alla pluralità delle culture: la bioetica etnocentrica, la bioetica multiculturale e la bioetica interculturale.

Per bioetica etno-centrica si intende la riflessione bioetica che considera la propria cultura come superiore alle altre in una visione gerarchica: si tratta di una prospettiva che assolutizza in modo esclusivo la prospettiva culturale di appartenenza come “la” bioetica predominante, con la conseguente imposizione della propria prospettiva sulle altre culture. L’“etnocentrismo bioetico” si è in genere manifestato nell’imposizione delle culture tecnologicamente avanzate sulle culture in via di sviluppo, delineando il fenomeno dell’“imperialismo bioetico occidentale” (o “colonialismo bioetico” o “paternalismo bioetico”). La bioetica etnocentrica presuppone la superiorità dei propri valori culturali, non ritenendo necessario un confronto con le altre culture, anzi imponendosi sulle culture più deboli considerate inferiori. Si tratta di una prospettiva che propone il ‘modello della assimilazione’, esigendo che coloro che appartengono ad altre culture debbano adattarsi ed adeguarsi alla bioetica della cultura “principale” e il ‘modello della subordinazione’, con anche conseguenti modalità di sfruttamento (si pensi alla grave questione delle sperimentazioni senza consenso di aziende farmaceutiche occidentali in Paesi in via di sviluppo).

La bioetica etnocentrica è ritenuta inaccettabile in quanto propone in modo arbitrario ed indebito la propria posizione come superiore (non è il fatto di essere il luogo di nascita della bioetica o il possesso di tecnologie avanzate che conferisce alla bioetica il rango superiore), con un atteggiamento di “arroganza” intollerante ingiustificato (2).

La bioetica multiculturale, nell’ambito della prospettiva relativista, scardina la bioetica etnocentrica ritenendo che la bioetica di ogni cultura sia e debba essere posta sullo stesso piano rispetto alla bioetica di qualsiasi altra cultura, essendo ogni cultura equivalente rispetto a qualsiasi altra. E’ la teoria che propone un atteggiamento di tolleranza, intesa come sopportazione passiva e accettazione indulgente di ogni bioetica/cultura come si manifesta, senza esprimere alcun giudizio etico. E’ la prospettiva relativista che, nell’ottica della giustapposizione delle molteplici e diverse bioetiche, ritiene che la pluralità di bioetiche sia irriducibile ad unità (non essendo conoscibili valori comuni): in questo senso la bioetica multiculturale ritiene che non abbia senso cercare valori comuni, che non sia nemmeno auspicabile trovare valori comuni, ritenendo la pluralità migliore della unità quale espressione di ricchezza ed originalità (mentre l’unità risulterebbe oppressiva e soffocante). Si tratta di una prospettiva che contrappone all’assimilazione il ‘modello della separazione’: ogni cultura è un mondo “chiuso” (che afferma al suo interno i propri valori e conserva le proprie tradizioni) e tollera all’esterno qualsiasi altra bioetica culturale (ne è una concreta esemplificazione l’istituzione di ospedali “etnici”, ossia la creazione di strutture ove medici e pazienti appartengono alla stessa cultura).

La bioetica multiculturale relativista è criticabile per una serie di ragioni. Il relativista cade in contraddizione nella misura in cui avanza pretese incompatibili: da un lato nega l’esistenza e la conoscibilità di valori comuni, dall’altro lato propone la tolleranza (come principio comune), ritenendo sbagliato che chi vive in un contesto culturale giudichi ed interferisca con i principi di un altro contesto culturale. Inoltre il principio di equivalenza multiculturale nell’accettazione neutrale, indifferente ed acritica di ogni cultura (quale essa sia, ritenuta insindacabile) non riesce ad evitare il conflitto tra le culture, evidente storicamente, tra culture opposte ed incompatibili, contestuali e simultanee (ad esempio tra culture che ritengono oltraggioso ciò che altre culture considerano doveroso), lasciando che la cultura più forte prevalga su quella più debole. Inoltre l’equivalenza può portare ad un chiusura autoreferenziale di ogni cultura in se stessa (semmai la cultura è criticabile solo al suo interno), portando alla incomunicabilità, alla rinuncia al dialogo nella chiusura e nel monologo.

In contrapposizione alla bioetica etnocentrica (imperialista) e multiculturale (relativista), si delinea la bioetica interculturale. Si tratta di una prospettiva che ritiene che non esista una gerarchia tra culture (alcune superiori altre inferiori), ma che ciò non significhi che le culture siano equivalenti (tutte, indifferentemente, sullo stesso piano). Ogni bioetica in ogni cultura è giudicabile: anzi, esiste un dovere di esprimere un giudizio sulle bioetiche delle diverse culture (contro la tesi relativista dell’equivalenza); non un giudizio di superiorità o inferiorità (come pretende la bioetica etnocentrica), ma un giudizio di verità in riferimento alla dignità umana considerato il valore minimo comune. L’uguaglianza deve garantire a tutti gli uomini in senso universale, a prescindere dall’appartenenza culturale, la possibilità di riconoscersi in quanto uomini (prima ancora che appartenenti ad un certo gruppo culturale), di porsi in relazione in una logica inclusiva, integrativa ed unitaria. Affermare il principio di uguaglianza, non significa ignorare o annullare o, ancor peggio, reprimere le differenze: affermare l’uguaglianza significa presupporre le differenze (del resto, se le entità messe a confronto non fossero diverse, sarebbero identiche, non uguali). L’uguaglianza è il presupposto per il “riconoscimento” delle “differenze”, che non è inteso solo come presa d’atto della diversità, ma come interazione significativa tra gli uomini.

4. BIOETICA: DIALOGO INTERCULTURALE  E  DIRITTI  UMANI

In questa prospettiva, la funzione della bioetica non è quella di imporre una visione come superiore (negando ed annullando le altre) e nemmeno quella di legittimare ogni richiesta di ogni gruppo culturale (in modo acritico), finendo con il creare una serie di isole separate che rischiano di entrare in conflitto legittimando la prevaricazione della più forte sulla più debole. Il riferimento strutturale ai diritti umani acquista un’indubbia priorità nella bioetnoetica: i diritti umani costituiscono quella ‘unità di senso’ in riferimento alla quale si può attuare una compatibilità tra i diritti delle diverse culture (nella direzione della inter-culturalità). E’ la via che consente di evitare alcuni percorsi negativi: quello di chi pretende l’egualitarizzazione nell’assimilazione, ritenendo che tutti gli uomini delle diverse culture debbano uniformarsi o omologarsi alla cultura dominante: quello di chi pretende la differenziazione nella separazione, ritenendo che gli individui di gruppi etnici diversi debbano essere garantiti nella conservazione più ampia possibile di ciò che li fa diversi. La rilevanza della bioetica interculturale consiste nella ricerca critica di una continua mediazione ed integrazione inter-culturale tra i diritti umani e le esigenze specifiche delle diverse culture, nel tentativo di evitare la prevaricazione per affermare la logica relazionale della diversità nell’uguaglianza. In tal senso, il dialogo interculturale in bioetica non sarebbe né conflitto (che non può che concludersi con un vincitore e un vinto), né accettazione passiva di un compromesso (pragmatico), ma piuttosto ricerca costruttiva di integrazione.

È questa, del resto, la direzione che la bioetica ha preso già dall’elaborazione del Codice deontologico, emanato dopo il processo di Norimberga: si può datare proprio al 1947 la prima apparizione della bioetica metaculturale che si è espressa nella condanna ai medici nazisti per “crimini contro l’umanità”. Si sono susseguiti, a ritmo incalzante, altri documenti internazionali: tra questi, la Convenzione per la protezione dei diritti dell’uomo e la biomedicina del Consiglio d’Europa (1997) che afferma la necessità di proteggere l’essere umano nella sua dignità ed identità, senza alcuna discriminazione (3); e, recentemente, la Dichiarazione universale di bioetica e diritti umani dell’Unesco del 2005, che riconosce la dignità umana come valore metaculturale, affermando che “per nessuna ragione un individuo o un gruppo dovrebbe essere discriminato o stigmatizzato, in violazione della dignità umana, dei diritti umani e delle libertà fondamentali”, riconoscendo “l’importanza della diversità culturale e del pluralismo” nel rispetto della “dignità umana, diritti umani e libertà fondamentali”, incoraggiando la “solidarietà tra gli esseri umani e la cooperazione internazionale a questo fine”.

5. BIBLIOGRAFIA E NOTE

1-Cfr. F. Compagnoni, F. D’Agostino (a cura di L. Palazzani), 
Il confronto interculturale: dibattiti bioetici e pratiche giuridiche. Bioetica, diritti umani e multietnicità, San Paolo, Milano 2003;

AA.VV., Il multiculturalismo nel dibattito bioetico,Giappichelli, Torino 2005

M.A. La Torre, Bioetica e multiculturalismo: verso una bioetnoetica, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 2004.

Cfr. F. D’Agostino, L. Palazzani, Bioetica. Nozioni fondamentali, La Scuola, Brescia 2007, pp. 152-159.

2- Va però precisato che rigettare l’occidentalizzazione della bioetica in senso etnocentrico, non significa ritenere che i valori dei quali la cultura occidentale ha preso coscienza non siano difendibili come valori universali: il punto è che la possibilità di fondare l’universalità dei valori della cultura occidentale non può basarsi sull’affermazione arbitraria della superiorità culturale.

3- In questa direzione si è espresso il Comitato Nazionale per la Bioetica, (Bioetiche a confronto, Atti del seminario di studio del 20 ottobre 1995) pubblicato nel 1997

Cfr. anche Problemi bioetici in una società multietnica. La circoncisione: profili bioetici, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, Roma, 1999.

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Palazzani, Laura, BIOETICA INTERCULTURALE, en García, José Juan (director): Enciclopedia de Bioética.


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