SALUTE

 

 

ÍNDICE

1. Introduzione
2. Cos’è allora la salute?
3. Salute e disabilità
4. Salute e relativismo
5. Conclusione
 
NOTE e BIBLIOGRAFIA

 

 

1. Introduzione

 

La salute è una possibilità solo per una élite di fortunati, oppure una possibilità per tutti? Dipende dall’idea che ne abbiamo.

La classica idea di salute come equilibrio di opposti [1] , seppur fondamentale, resta difficile da applicare nella pratica clinica, perché l’equilibrio è un fatto soggettivo e dunque difficile da interpretare o un fatto oggettivo, ma in questo secondo caso i dati da considerare oggettivamente sarebbero così tanti da rendere impossibile il còmputo; e se il punto d’arrivo è l’equilibrio, non sarà un “paletto” troppo basso (la salute è semmai un sentimento di pienezza)? E chi decide sulla presenza dell’equilibrio, un osservatore esterno o il soggetto stesso?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità dà del termine “salute” la definizione seguente: “Un completo benessere sociale, psicologico e fisico” [2] . Questa definizione nasce dopo la seconda guerra mondiale e serviva a sfatare l’errore che la salute fosse la sola assenza di malattie. Tuttavia è chiaro che il completo benessere (e cos’è il benessere?) in questi tre campi non lo ha nessuno; e affermare che invece sia la condizione per avere salute, significa rendere le persone insoddisfatte, considerando che la salute viene sempre più affermata come un diritto universale.

Nel corso degli anni, altre definizioni di salute sono state proposte [3] ,  ma finora nessuna è svettata sulle altre.

 

2.  Cos’è allora la salute?

Se vogliamo davvero capire cosa è la salute, proviamo a domandarci “quando sentiamo di non avere salute?”. E la risposta è abbastanza facile: non quando riusciamo a fare cose eccezionali, ma quando facciamo le cose di tutti i giorni. In altre parole, quando riusciamo a fare le cose che siamo soliti fare o le cose che competono al nostro stato, anche se lo stato è ancora imperfetto (come nel caso di un lattante che è in salute se beve il latte e non certo se riesce a correre i cento metri) o se lo stato non è più al top dello sviluppo fisico o mentale (come nell’anziano che è in salute se riesce a intrattenere una soddisfacente vita sociale, anche se ha perdite di urina e non riesce più a correre). La condizione è che il soggetto non voglia fare cose incongrue col proprio stato e che comunque non riponga in questo la sua soddisfazione, altrimenti la sua sensazione di salute svanisce [4] .

Quindi la salute è commisurata al proprio bisogno, al proprio desiderio ma non al proprio capriccio.

 

3.  Salute e disabilità

Anche per la persona disabile è possibile allora essere in salute, se la sua soddisfazione è riposta in quello che realisticamente riesce a fare  e non in qualcosa che le sue condizioni purtroppo non gli permettono. Facile è a questo punto la critica che, limitando la salute alla soddisfazione, si inciterebbe alla rassegnazione, e ad accontentarci di uno stato di “minorazione”. Essendo giusta la critica, dobbiamo aggiungere una postilla: la salute deve essere costantemente supportata dalla società e dalla famiglia, in modo che chi ha una disabilità possa esprimere tutte le sue potenzialità al meglio e guardare a se stesso con maggiore oggettività. Deve esserci insomma un costante supporto sociale, economico culturale e medico; poi, e solo poi, entra in gioco la libertà della persona e la sua personalità che indicheranno quale direzione prendere: soddisfazione o insoddisfazione. Con la base di un supporto sociale, può decidere di potenziare le possibilità residue oppure – assolutamente lecito e comprensibile per uno sforzo incongruo contro il dolore – arrendersi all’insoddisfazione e al dolore: nessuna condizione esterna garantisce che uno stato di difficoltà esistenziale non si trasformi in sofferenza. Quindi siamo ad un bivio: solitudine/disperazione o solidarietà/salute: come non ricordare qui le grandi prestazioni artistiche e agonistiche [5] oggigiorno fatte da un numero sempre crescente di persone con disabilità anche grave, che mettono in dubbio la comune definizione di salute data dall’OMS.

Dunque possiamo definire il termine salute come “lo stato della nostra soddisfazione, supportato socialmente” [6] .

 

4.  Salute e relativismo

Ma parlare di salute come soddisfazione, non è relativistico? No, se leggiamo correttamente la seconda parte della definizione, in cui si spiega che la salute deve essere supportata, cioè deve essere “curata”, dove il termine curare indica sia l’atto medico, sociale ed affettivo che l’azione culturale per farla conoscere per quello che è: fatica, dolore, ma anche potenzialità. Funzione della società e della famiglia è quella di lasciar esprimere la soddisfazione personale della persona con disabilità, ma avendo creato tute le condizioni facilitanti perché la persona si trovi a suo agio, in compagnia e con aiuto alla cura della malattia ove possibile e all’espressione di tutte le sue potenzialità. Il dramma di certe posizioni etiche che pretendono di chiamare “scelta libera” quella presa in solitudine – e che collegano la supposta assenza di salute a scelte non rispettose della persona o della vita -, è che dimenticano che autonomia e autodeterminazione non sono libere se vissute in una condizione di indigenza, di sofferenza, di solitudine. Decidere sulla propria salute nella solitudine incita al relativismo e porta a scelte negative non basate sui fatti oggettivi della propria malattia e delle proprie potenzialità, ma sulla solitudine; farlo in un contesto di solidarietà porta ad una visione equilibrata.

Il principale supporto per valutare la salute è ovviamente il parere medico; che non può certo entrare nella mente e nel giudizio della persona, ma può aiutare ad oggettivare la situazione, perché si può anche essere soddisfatti ed ignorare la necessità di curarsi. Per questo la medicina e l’ambiente che circonda la persona sono importantissimi per aiutare la percezione di sé e del proprio stato.

 

5. Conclusione

Definire la salute come “stato della nostra soddisfazione, supportato socialmente”, può essere utile per non cadere nell’utopia e nell’insoddisfazione, per dare una definizione che non lasci nessuno fuori dalla speranza di salute, e per affrontare correttamente  altre  sfide  bioetiche.

 

NOTE e BIBLIOGRAFIA

    [1] Aristotele, Etica nicomachea

    [2] World Health Organization. 1946. WHO definition of Health, Preamble to the Constitution of the World Health Organization as adopted by the International Health Conference, New York, 19–22 June 1946; signed on 22 July 1946 by the representatives of 61 States (Official Records of the World Health Organization, no. 2, p. 100) and entered into force on 7 April 1948.

    [3] Saylor C. The circle of health: a health definition model. J Holist Nurs. 2004 Jun;22(2):97-115.

    Saylor C. Health redefined: a foundation for teaching nursing strategies. Nurse Educ. 2003 Nov-Dec; 28(6): 261-265

    [4] Bellieni CV, Buonocore G. Pleasing desires or pleasing whishes? A new approach to pain definition. Ethics Med 2009;25:1

    [5] http://www.paralympic.org/

    [6] http://www.zenit.org/en/articles/sport-disability-and-an-original-definition-of-health

     

     

    ¿Cómo citar esta voz?

    Sugerimos el siguiente modo de citar, que contiene los datos editoriales necesarios para la atribución de la obra a sus autores y su consulta, tal y como se encontraba en la red en el momento en que fue consultada:

    Bellieni, Carlo, SALUTE, en García, José Juan (director): Enciclopedia de Bioética, URL: http://enciclopediadebioetica.com/index.php/todas-las-voces/216-salute

     

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